La La Land: Un racconto disilluso e amaro sulla vita

1-omi_mc3deaipeud1evr2gqÈ stato facile, immediato, ma al contempo disatteso, lasciarsi riempire gli occhi da un film come La La Land. Nonostante si faccia davvero molta fatica a non scattare in piedi e lasciarsi andare in un applauso scrosciante subito dopo la prima travolgente sequenza, il brio e l’allegria che ci trascinano per buona parte della sua durata sono destinati a svanire a poco a poco, lasciandoci inevitabilmente indifesi e disillusi.

Perché la nuova opera di Damien Chazelle, già autore di un piccolo grande capolavoro come Whiplash (2014), recupera dal suo predecessore quel retrogusto amaro, cinico, disincantato, ma questa volta con l’aggravante di ingannare lo spettatore con un impianto visivo spettacolare, che trasuda atmosfere da musical anni Cinquanta e da “belle storie di una volta”. Per poi infliggergli un brutale colpo di grazia. Già, perché La La Land, a dispetto della sua struttura così ricercatamente deliziosa e fatata, è tutto fuorché una storia magica e sognante. Al contrario, è una pellicola capace di tratteggiare in modo efficace il mondo contemporaneo in cui viviamo, offrendone un ritratto oscuro, disincantato e terribilmente concreto. Ed è esattamente in questo scontro-incontro di situazioni dicotomiche che risiede probabilmente l’elemento più interessante di La La Land. Vecchio e nuovo, jazz e pop, colore e nero, amore e carriera, Seb e Mia: il film di Chazelle è un evidente prodotto dei nostri tempi, in cui non è più possibile accontentarsi, muoversi in una zona grigia, cercare una mezza misura in tutte le cose. Seb ci prova, ma fallisce. Mia ci prova, ma fallisce.

29-la-la-land-4-nocrop-w529-h373Se è vero che nel 1955 Thomas Merton intitolava un suo saggio fondamentale “Nessun uomo è un’isola”, sostenendo che ciascun individuo è parte di un tutto, è componente integrante dell’umanità, questo discorso, al giorno d’oggi, sembra non essere più valido. Se riletto come specchio dei tempi moderni, La La Land sembra quasi suggerirci, seppur in forma ridotta attraverso la storia d’amore tra i suoi personaggi, che per trovare la felicità, quella vera, occorre sentirsi realizzati come individui ed inseguire i propri sogni, anche a discapito dei rapporti interpersonali. Un po’ come accadeva a Andrew di Whiplash. Essere egoisti, mettere al primo posto la propria ambizione. Perché se vuoi trovare un tuo posto nel mondo, in questa società che ti schiaccia senza remore e pronta a lasciarti sul ciglio della strada, i sentimenti potrebbero rappresentare un ostacolo. E oggi non c’è tempo per fermarsi, per assaporare l’attimo, per riflettere su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Il famoso “carpe diem” che tanto ha riecheggiato sulle nostre Smemo negli anni Novanta per colpa di L’attimo fuggente, ha assunto un’altra forma, un altro significato. Molto meno edulcorato e molto più materiale.

È per questo che è ingiusto classificare La La Land come una pellicola “facilona”, che punta tutto sull’entusiasmo e sulle musiche travolgenti di Justin Hurwitz, o sui bellissimi Ryan Gosling e Emma Stone, a cui sembra essere stato cucito perfettamente addosso il loro ruolo. Sotto la sua atmosfera patinata, coloratissima e leziosa si nasconde un film duro, crudele e quanto mai reale, che lascia con più amarezza che allegria. Già, perché se ci si limita soffermarsi esclusivamente sull’apparato citazionistico, sulle sue spettacolari coreografie, sul suo mood sognante, si scalfisce appena la superficie della nuova pellicola di Chazelle. Perché, al contrario di quanto voglia far credere, La La Land è un prodotto tragico, che lascia con più domande che risposte.

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